Centri media alla canna del gas

venerdì 26 giugno 2009

Nel 1953 uscì The Space Merchant di Frederick Pohl, un romanzo di SciFi che narra di un futuro dove i padroni del mondo sono le società di advertising, quelle che oggi si chiamano centri media; nel romanzo si combattono senza esclusione di colpi, temi anticipati anche da William Gibson e che vediamo oggi (abbastanza) realizzati nelle guerre feroci fra i maggiori gruppi editoriali e dei media.

Nel 53 Internet non c’era e non si poteva immaginare che gli intermediari, quali sono centri media ed agenzie, fossero destinati a sparire come effetto (economico) della disponibilità planetaria di una connessione pervasiva, permanente, veloce e a basso costo.

La disintermediazione è un processo (subdolo) in atto e, alla fine, la pubblicità avrà solo due attori: l’inserzionista e il proprietario del mezzo che offrirà strumenti (via web) per permettere al cliente di allocare la pubblicità direttamente sul mezzo.

Questo per due motivi:

1) i 3/4 anni di crisi p.v. che impongono drastici tagli, (e gli intermediari sono costi rilevanti nel campo pubblicitario);

2) i nuovi mezzi che modificano i comportamenti dei consumatori (vedi Tutto quello che fa male fa bene) e impongono al marketing tempi stretti di realizzazione dei messaggi e un continuo rapido adattamento degli stessi alle diverse piattaforme di distribuzione, alle svariate culture, tribù e nicchie.

Annunci

Il ROI della pubblicità

venerdì 5 giugno 2009

Con la diffusione di tecniche manageriali, anche a sproposito, si è introdotto il concetto di Ritorno dell’Investimento (ROI) anche alla pubblicità, una cosa che contiene un errore fondamentale: credere che esista un rapporto diretto fra pubblicità e vendite, come se la gente, bombardata dagli spot, diventasse una massa pavloviana che, allo stimolo ripetuto, risponda meccanicamente con l’acquisto.

Tutto ciò significa ignorare che lo scopo della pubblicità è uno solo: rafforzare un marchio che però deve essere già incistato nella testa delle persone, perchè la pubblicità è uno strumento per mantenere posizioni e non serve, come qualcuno crede, a creare il brand che può fissarsi nella testa dei consumatori solo e se c’è stato un periodo, di solito non breve, per poter essere apprezzato ed essere preso in considerazione per le decisioni di acquisto.

Ed è dimostrato che non è la pubblicità che crea questo rapporto di fiducia, ma lo fa la promozione attraverso l’uso adeguato degli strumenti di PR.

Quindi, assodato che la pubblicità non serve a generare vendite direttamente, ma solo a tenere acceso l’interesse del consumatore verso il marchio, è chiaro che è una spesa necessaria, come un’assicurazione, il cui ritorno economico si verifica solo nel caso dell’evento negativo.

Chi ha un marchio affermato deve fare pubblicità, ma non ne deve calcolare il ROI, perchè non c’è alternativa: se non fa pubblicità il brand sparisce dalla testa dei consumatori.


Pubblicità su Internet: soldi buttati

mercoledì 20 maggio 2009

Le aziende riducono i budget pubblicitari e le centrali media sono più attente a dove allocare i budget.

Esclusa la TV, che è sempre la bomba atomica dell’advertsing (per chi se la può permettere), restano gli altri media classici che soffrono i maniera differente la crisi.

La radio non è molto toccata, anzi è un media in ascesa perchè non richiede coinvolgimento dell’ascoltatore, e il successo presso i manager di Radio24 lo sta a dimostrare.

Soffrono i giornali, ed è ovvio perchè ormai sono visti come reggicoda del potere finanziario di cui non hanno saputo nè voluto svelare per tempo le magagne.

Poi c’è la novità Internet che cresce perchè i pubblicitari, passato il momento della diffidenza, si sono buttati acriticamente sul mezzo, e l’allocazione di risorse pubblicitarie è in crescita.

Ma serve la pubblicità su Internet?

Non credo e la ragione è che il web è anche un mezzo che manda notizie con la partecipazione attiva dell’utente, in parole povere Internet non è la TV, un mezzo che si usa passivamente, Internet è uno strumento che coinvolge l’utente, ed è dimostrato che interrompere quello che qualcuno sta facendo (come cercare notizie sulla rete) è il miglior sistema per far odiare un marchio.

E neanche la pubblicità generata dai motori di ricerca funziona perchè il pubblico sospetta dei consigli per gli acquisti.

Insomma, lasciate perdere banner e pop-up e utilizzate i soldi per migliorare il vostro sito web per:

– dare informazioni sui prodotti e servizi

– fornire indicazioni su come e dove comprare

– ascoltare il consumatore e i suoi consigli per migliorare prodotti, servizi e customer care


Il vero target del sex based advertising

martedì 23 settembre 2008
Sexing up wall scapes

Sexing up wall scapes

Questo genere di messaggio scatena leggende metropolitane, magari ben orchestrate da esperti di guerrilla marketing, e fa alzare il sopracciglio ai benpensanti e alle donne che, giustamente, si vedono, ancora una volta, usate come carne da marketing per attrare quel bavoso del consumatore maschio sessuomane.

Ma chi è il vero target di questo tipo di pubblicità?

Forse un po’ di Freud spiega tutto.

Rileggiamo I persuasori occulti di Vance Packard, libro molto citato e pochissimo letto, là dove si spiega che le auto sportive sono prodotte e messe in vetrina solo per attrarre il maschio, quello che associa l’auto che sa di vernice, di donne e di velocità , con l’avventura, la bionda alla Grace Kelly con foulard svolazzante e Costa Azzurra in background.

Poi, spiega l’autore, al momento dell’acquisto, arriva la moglie, lo fa scendere dalla nuvoletta e gli fa comprare una berlina, una SW o, peggio ancora un VAN, cosa che può essere la misura di quanto un uomo sia affidabile come marito, con all’estremo dell’inaffidabilità quello in spider e marito/mammo quello che compra il VAN o, meglio, il pulmino 7 posti, segno che è disposto ad ospitare anche i suoceri.

Effettivamente la pubblicità nella foto è indirizzata, in prima battura, a quei fresconi degli uomini, ancora attratti dal caldo seno materno, ricordo della più bella stagione della vita, quando il bambino onnipotente basta che faccia uno nguè, nguè e viene subito tacitato con una dolce rotonda calda zizza in bocca.

Ma il vero target sono le mogli/madri che, in cambio di un po’ di fast-sex al sabato sera, ottengono che il loro bravo bambino/marito le porti in crociera (magari facendo debiti o intrallazzi), dove loro, le bambine/barbie, potranno cambiarsi d’abito e sfilare per soddisfare il loro esibizionismo.

E’ un triangolo nevrotico costituito da:

– una moglie/madre,

– un marito/bambino,

– un pubblicitario/psicanalista (e furbo di tre cotte).

E funziona…con la massa amorfa!

E forse anche con chi lancia un occhio critico e perplesso!


Esserci o non esserci?

venerdì 5 settembre 2008

 

La foto mostra la pila delle nuove Pagine Gialle che sono rimaste davanti alla guardiola del portiere per circa un mese e mezzo. Poi le ho ritrovate tutte nel cassonetto. 32 copie su 50 non erano state ritirate.

Vale ancora la pena di pagare per stare sulle Pagine Gialle?

Dipende dal business e dalla clientela. Perciò, siamo alle solite, dovete fare analisi sulla vostra clientela, sui costi e, sopratutto, capire quando vi arriva una telefonata o un email come è arrivata a voi. Che strada ha fatto!

Magari, in cambio dell’informazione gli fate un regalino, anche una sciocchezza, che però il cliente vede come segno di attenzione, mentre per voi è un’informazione vitale  sapere se è arrivato con il passaparola, tramite il vostro sito web, tramite google, da un volantino.

Insomma, dovete sempre analizzare il vostro pubblico e avere, obbligatoriamente, un sito web, fatto bene. Non deve essere ricchissimo e fichissimo, basta anche poco, purchè vi trovino.

E lasciate perdere flash, un buon HTML basico fa il sito veloce che i motori indicizzano bene.

Guardate questo: modernmessage.com


Widgets

giovedì 28 agosto 2008

Molti non hanno ancora interiorizzato Internet e le sue possibilità e moltissimi non hanno ancora capito che essere sempre connessi cambia del tutto il paradigma della comunicazione.

Oggi, appena accendiamo il PC siamo in rete, ma siamo in rete con il mondo intero, con milioni di server che stanno lì in attesa che gli chiediamo informazioni.

Pensate, voi avete bisogno di sapere una cosa, un numero di telefono, accedete alla home page dell’azienda che v’interessa e nei contatti dovreste trovare il numero che v’interessa. Non è sempre così? E’ la riprova che la Internet non è ancora stata capita abbastanza. Comunque, la Internet sta facendo sparire gli elenchi telefonici.

Ma l’essere sempre connessi permette una cosa ancora più fantastica: le notizie ci possono arrivare in tempo reale in modo che possiamo agire tempestivamente e non perdere tempo (e denari).

Chi usa un IM vede in tempo reale chi è connesso e in che stato è. Se Tizio è on-line ma in quel momento dice che è a pranzo, noi sappiamo che è in ufficio ma che non è il caso che perdiamo tempo a chiamarlo sul cellulare perchè gli romperemmo solo le scatole mentre sta mangiando o sta facendo qualche cosa di più divertente con la collega. Così come sappiamo in tempo reale quando è disponibile possiamo parlargli.

Certe volte, però, chiamiamo solo per sapere una cosa che è già nei sistemi e può essere fornita da un server alla nostra macchina. Alcuni siti di aviazione offrono dei widget, cioè delle piccole applicazioni, che in tempo reale fanno il tracking di un volo, alcuni corrieri eprmettono di tracciare le spedizioni, altri di sapere da quali arti del mondo stanno visitando il nostro sito.

Tutto questo grazie all’essere sempre connessi e a queste piccole aplplicazioni, i widget, che si collegano a determinati server per fornire notizie in real time. Cosa ne può fare la vostra azienda?

Dovete solo sbrigliare la fantasia e, sopratutto, analizzare con i vostri clienti quali sono le loro necessità!

Perchè farlo? Perchè è una qualità di servizio che il cliente non sia aspetta,  che non costa molto implementare e che fornisce una visibilità continua sul PC degli stakeholders. Gratis.


Co-branding The Sims

domenica 3 agosto 2008

La TV generalista perde milioni di spettatori, sopratutto giovani che, secondo le indagini, si sono spostati su altre piattaforme, dove la gente del marketing e della comunicazione li deve inseguire e agganciare.

Una di queste belle pensate è il co-branding di IKEA con uno dei giochi più amati, sopratutto dalle ragazze,  The Sims.

Per 14,90 € si compra un componente aggiuntivo che permette di arredare la casa dei propri Sims con i  mobili dell’industria svedese.

Io lo trovo un product placement molto indovinato.