Le bugie dei banchieri

sabato 11 ottobre 2008
Bradipo

Bradipo

La crisi finanziaria sta mostrando come i capintesta delle banche siano ormai così avulsi dalla realtà da non aver preparato nemmeno uno straccio di piano di comunicazione per affrontare la stampa in caso di crisi. Semplicemente non avevano mai creduto he potesse arrivare un tale uragano.

Una sottovalutazione di una legge che, magari non viene spiegata nei corsi MBA, ma che agisce sempre prima o poi, la famosa legge di Murphy che dice tutto quello che può andare male prima o poi lo farà cui aggiungo se uno non si è preparato per tempo

Abbiamo visto di tutto e di più, ma nessuna professionalità.

Mentre le navi affondavano c’erano solo smentite, tentennamenti, mezze verità, mezze bugie e la crisi, ovviamente, si è avviluppata su stessa come un boa constrictor.

Fa meraviglia vedere gli AD con il loro bel CV, l’MBA giusto e l’inglese corretto, quello che non fa sbellicare di risa le viperette bionde dei giornali finanziari anglo-americani, annaspare, come bradipi caduti nel Rio delle Amazzoni dal comodo lussureggiante ramo, mentre cercano di dire qualcosa che non peggiori le cose e che non faccia scappare in massa investitori e depositanti.

Ed è veramente grave che le banche non abbiamo mostrato alcuna capacità di gestire la comunicazione. Perchè la banca riceve credito dai suoi depositanti, e non il contrario, e il credito si fa perchè si ricevono notizie vere, non verosimili, non artefatte e, massimamente, mai bugie.

Dice la Buona Fatina a Pinocchio: ci sono le bugie con le gambe corte e quelle con il naso lungo.

I banchieri sono riusciti in un sol colpo a dirne di tutte e due i tipi.

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Gestire le crisi

martedì 26 agosto 2008

 

 

Un piccolo decalogo per gestire le crisi dove l’ultima riga è la più importante di tutte.

 

  1. Creare un piano di crisi, prima che ci sia una crisi. In pratica bisogna preparare un documento che elenchi tutti gli scenari peggiori, come si dovranno affrontare e la lista di chi fa che cosa.
  2. Sottoporre il personale a corsi di media training.
  3. Decidere chi nell’organizzazione è responsabile di parlare con i media. Deve essere una persona credibile, affidabile e con molto tatto. È vitale.
  4. Essere onesti è sempre la migliore strategia. Le bugie, prima o poi, si scoprono e si ritorcono contro.
  5. Se non siete preparati, ammettete gli errori e il pubblico sarà più disponibile a perdonare.
  6. Implementare un piano di recupero che comprenda il personale, i clienti e gli stakeholders per consentire al business di tornare al massimo dell’efficienza al più presto possibile.
  7. Mantenere buone relazioni con i giornalisti durante tutta la crisi ed anche oltre, sopratutto se queste relazioni in passato non erano state molto curate. Bisogna avere i media dalla nostra parte. 
  8. Sfuggire i media e i No comment sono  il peggiore errore. Se c’è un vuoto d’informazione, i giornalisti lo riempiranno con speculazioni e pettegolezzi, rincarando la pubblicità negativa. 
  9. Non dimenticare che i media si stancano presto e vi lasceranno in pace ma che i clienti non dimenticano e bisogna perciò anche concentrarsi su di loro per minimizzare l’immagine negativa. 
  10. Far interiorizzare alla direzione generale la gravità del problema della comunicazione in tempo di crisi, ottenere il budget per la preparazione, l’addestramento e la gestione, oltre, e sopratutto, la loro ferma decisione che i piani siano scrupolosamente fatti rispettare da tutti, AD e DG compresi.

Crisi? Quale crisi?

sabato 2 agosto 2008

Sembrerebbe ci sia una crisi economica in atto. Una crisi mondiale!

Però, se guardiamo ai dettagli, scopriamo che la crisi riguarda solo certe zone e solo quelle aziende non in sintonia con i tempi.

Purtroppo sono tante, molte nel nord del mondo, moltissime in Italia.

Questa è una crisi darwiniana, quella che toglie di mezzo gli organismi non più adatti al nuovo clima.

I T-Rex, grossi, grandi e fessi, devono sparire.

Consumano troppo, sono ingombranti e sopratutto il loro minuscolo cervello, il CEO vecchio stile che applica vecchie regole, non ce la fa proprio a capire dove sta il pericolo e neppure come affrontarlo. Ammesso che se ne accorga.

In tutto questo si scopre che le aziende hanno difficoltà a comunicare, perchè, quando le cose vanno bene, e beh!, sono bravi tutti a comunicare belle notizie e accomodarsi al buffet con i giornalisti.

Il vero problema è comunicare in tempi di crisi.

E quì si vedono i veri professionisti della comunicazione e delle PR.