Digital Reputation

giovedì 14 agosto 2008

Circa l’80% di chi si occupa di valutare le aziende ritiene che il 29% del valore di un’azienda sia basato sulla sua reputazione; in altre parole, avere buona stampa, paga, anche termini di valore delle sue quotazioni, e un 29% non è da trascurare, sopratutto se si tiene conto che è un assett intangibile e di per se molto a rischio.

Basta finire in qualche tormentone mediatico e le quotazioni scendono e questa caduta della reputazione può trascinare anche il fatturato, può far decidere clienti, manager e tecnici di andarsene con la concorrenza, quindi, dati i valori e i rischi in gioco, ci si dovrebbe aspettare che le aziende passino da un atteggiamento molto passivo, subire la notizia, a uno molto reattivo, dove i rischi per la propria reputazione sono costantemente monitorati.

Di solito questo, dove si fà, è compito dell’ufficio stampa che cerca di intercettare sui media generalisti e su quelli di settore eventuali notizie da dover gestire, nel bene e nel male. Purtroppo, ed è esperienza comune, l’uffico stampa si limita a raccolte di ritagli e si attiva quando la notizia è ormai già di pubblico dominio. 

In pochi casi, e se c’è una relazione speciale con il giornalista, si può essere avvisati in tempo e tamponare la fuga di notizie dannose con un’intervista esclusiva dove si possono spiegare le ragioni e, per così dire, edulcorarle a fini aziendali secondo la logica di trasformare un punto di debolezza in uno di forza.

Il problema sorge quando la sorveglianza dei media si deve estendere oltre la stampa, e pochi hanno i mezzi e la testa per sorvegliare le TV e le radio, ma si complica a dismisura quando si deve sorvegliare il web dove i contributi informativi possono essere infiniti e arrivare da qualsiasi zona del mondo.

Uno dei casi classici è stato il famoso rootkit infilato da SONY nei sui CD a scopo di evitarne le copie pirata. Il potenziale danno, come varco per i virus, creato dalla bella pensata di SONY, non fu scoperto da un giornalista specializzato, ma da un tizio che pubblicò tutto sul suo blog, ripreso in tutti gli USA e poi nel mondo. I danni di immagine per SONY furono enormi cui seguirono anche danno economici da azioni legale intentate da privati, da associazoni e infine anche dai procuratori generali di molti degli stati americani.

Bisogna sorvegliare il cyberspace, non il web perchè sarebbe comunque riduttivo; bisogna sorvegliare l’intera galassia informativa per essere allertati in tempo.

Ma che mezzi abbiamo? Pochissimi tradizionali, pochi di quelli più moderni. Possiamo ogni giorno lanciare una ricerca con Google e sperare che becchi la notizia giusta, però dobbiamo fare le domande corrette ed il problema è stabilire prima qual’è la domanda corretta. Dobbiamo cercare qualcosa relativo al nostro brand? O ad un prodotto? O, addirittura, cercare il nome di un nostro dirigente per capire come la sua digital reputation sta mettendo in pericolo quella aziendale?

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Crisi? Quale crisi?

sabato 2 agosto 2008

Sembrerebbe ci sia una crisi economica in atto. Una crisi mondiale!

Però, se guardiamo ai dettagli, scopriamo che la crisi riguarda solo certe zone e solo quelle aziende non in sintonia con i tempi.

Purtroppo sono tante, molte nel nord del mondo, moltissime in Italia.

Questa è una crisi darwiniana, quella che toglie di mezzo gli organismi non più adatti al nuovo clima.

I T-Rex, grossi, grandi e fessi, devono sparire.

Consumano troppo, sono ingombranti e sopratutto il loro minuscolo cervello, il CEO vecchio stile che applica vecchie regole, non ce la fa proprio a capire dove sta il pericolo e neppure come affrontarlo. Ammesso che se ne accorga.

In tutto questo si scopre che le aziende hanno difficoltà a comunicare, perchè, quando le cose vanno bene, e beh!, sono bravi tutti a comunicare belle notizie e accomodarsi al buffet con i giornalisti.

Il vero problema è comunicare in tempi di crisi.

E quì si vedono i veri professionisti della comunicazione e delle PR.