Pubblicità su Internet: soldi buttati

mercoledì 20 maggio 2009

Le aziende riducono i budget pubblicitari e le centrali media sono più attente a dove allocare i budget.

Esclusa la TV, che è sempre la bomba atomica dell’advertsing (per chi se la può permettere), restano gli altri media classici che soffrono i maniera differente la crisi.

La radio non è molto toccata, anzi è un media in ascesa perchè non richiede coinvolgimento dell’ascoltatore, e il successo presso i manager di Radio24 lo sta a dimostrare.

Soffrono i giornali, ed è ovvio perchè ormai sono visti come reggicoda del potere finanziario di cui non hanno saputo nè voluto svelare per tempo le magagne.

Poi c’è la novità Internet che cresce perchè i pubblicitari, passato il momento della diffidenza, si sono buttati acriticamente sul mezzo, e l’allocazione di risorse pubblicitarie è in crescita.

Ma serve la pubblicità su Internet?

Non credo e la ragione è che il web è anche un mezzo che manda notizie con la partecipazione attiva dell’utente, in parole povere Internet non è la TV, un mezzo che si usa passivamente, Internet è uno strumento che coinvolge l’utente, ed è dimostrato che interrompere quello che qualcuno sta facendo (come cercare notizie sulla rete) è il miglior sistema per far odiare un marchio.

E neanche la pubblicità generata dai motori di ricerca funziona perchè il pubblico sospetta dei consigli per gli acquisti.

Insomma, lasciate perdere banner e pop-up e utilizzate i soldi per migliorare il vostro sito web per:

– dare informazioni sui prodotti e servizi

– fornire indicazioni su come e dove comprare

– ascoltare il consumatore e i suoi consigli per migliorare prodotti, servizi e customer care


Recessione? Branding!

lunedì 9 febbraio 2009

Con la crisi la tentazione di molti è tagliare con l’accetta i costi, senza porsi tanti problemi sulle conseguenze di queste mosse un po’ alla disperata.

La più stupida di tutte è smettere di investire sul brand che significa essere marginalizzati dai consumatori e ignorati dai partner di canale che, indirettamente, godono degli investimenti sul brand che sta sui loro scaffali.

Invece, un marchio forte può generare più vendite, sopratutto se rafforza l’idea di essere unico, quindi poco  copiabile, che ha grande attenzione al cliente, insomma, che c’è e non si è ritirato dalla competizione, perchè questo è l’effetto finale del lesinare sul branding: il marchio sparisce dagli scaffali e dalla testa dei consumatori.

Quindi, anche in tempi di recessione, è: branding, branding, branding!


Scrivere per il web: la piramide inversa

sabato 17 gennaio 2009

Il web non è per verbosi e parolai perchè chi visita un sito ci rimane per non più di 90 secondi e, se il messaggio è troppo lungo, state sicuri che non leggerà il resto.

Regola numero 1: piramide inversa, cioè prima le cose importanti, poi gli approfondimenti.

Insomma, titolo, sottotitolo e prime battute devono già dire abbastanza.

Come fare?

1) Scrivere quello che si vuole dire.

2) Rileggere e dimezzarlo.

3) Leggere di nuovo e dimezzarlo ancora

4) Scrivere, tagliarlo a metà due volte

5) Scrivere, tagliare, due volte


Video e WEB

mercoledì 14 gennaio 2009

Sul blog di Massimo Mantellini si parla del sito del governo spagnolo dedicato alla crisi.

Un ottimo esempio di come deve comunicare un governo e come deve essere fatto un video per il web.

Un video di 3,52 minuti corto, asciutto, comprensivo, in altre parole: efficace.


Pizze e pubblicità

venerdì 9 gennaio 2009

Quelli di AdvertPizza hanno avuto un’idea geniale: utilizzare i cartoni per la pizza per veicolare la pubblicità!

Un vecchio medium, il contenitore di cartone destinato a finire nel cassonetto, da puro costo diventa un generatore di reddito.

Una bella lezione per quelli che credono che nella pubblicità, e non solo, non c’è più niente di origiginale da dire.


Il segreto della creatività

giovedì 23 ottobre 2008

Un giorno chiesero a Marco Mignani, uno dei più famosi pubblicitari italiani, qual’era il segreto della creatività.

Lui prese dal taschino della giacca un biglietto del tram e disse:

da usare due volte al giorno.


Le bugie dei banchieri

sabato 11 ottobre 2008
Bradipo

Bradipo

La crisi finanziaria sta mostrando come i capintesta delle banche siano ormai così avulsi dalla realtà da non aver preparato nemmeno uno straccio di piano di comunicazione per affrontare la stampa in caso di crisi. Semplicemente non avevano mai creduto he potesse arrivare un tale uragano.

Una sottovalutazione di una legge che, magari non viene spiegata nei corsi MBA, ma che agisce sempre prima o poi, la famosa legge di Murphy che dice tutto quello che può andare male prima o poi lo farà cui aggiungo se uno non si è preparato per tempo

Abbiamo visto di tutto e di più, ma nessuna professionalità.

Mentre le navi affondavano c’erano solo smentite, tentennamenti, mezze verità, mezze bugie e la crisi, ovviamente, si è avviluppata su stessa come un boa constrictor.

Fa meraviglia vedere gli AD con il loro bel CV, l’MBA giusto e l’inglese corretto, quello che non fa sbellicare di risa le viperette bionde dei giornali finanziari anglo-americani, annaspare, come bradipi caduti nel Rio delle Amazzoni dal comodo lussureggiante ramo, mentre cercano di dire qualcosa che non peggiori le cose e che non faccia scappare in massa investitori e depositanti.

Ed è veramente grave che le banche non abbiamo mostrato alcuna capacità di gestire la comunicazione. Perchè la banca riceve credito dai suoi depositanti, e non il contrario, e il credito si fa perchè si ricevono notizie vere, non verosimili, non artefatte e, massimamente, mai bugie.

Dice la Buona Fatina a Pinocchio: ci sono le bugie con le gambe corte e quelle con il naso lungo.

I banchieri sono riusciti in un sol colpo a dirne di tutte e due i tipi.