Il futuro dei media

mercoledì 7 dicembre 2011

Quale sarà il futuro dei media?

Quelli di Business Insider se ne sono fatti un’idea (che potete vedere in questa presentazione)

e che si può riassumere in questi punti fondamentali:

  • la maggior parte dei media e della pubblicità sarà digitale
  • le dumb pipes saranno ancora un grande affare
  • tutto sarà social e mobile
  • La TV potrebbe avere grandi problemi
  • Il contenuto + la distribuzione è l’affare
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Centri media alla canna del gas

venerdì 26 giugno 2009

Nel 1953 uscì The Space Merchant di Frederick Pohl, un romanzo di SciFi che narra di un futuro dove i padroni del mondo sono le società di advertising, quelle che oggi si chiamano centri media; nel romanzo si combattono senza esclusione di colpi, temi anticipati anche da William Gibson e che vediamo oggi (abbastanza) realizzati nelle guerre feroci fra i maggiori gruppi editoriali e dei media.

Nel 53 Internet non c’era e non si poteva immaginare che gli intermediari, quali sono centri media ed agenzie, fossero destinati a sparire come effetto (economico) della disponibilità planetaria di una connessione pervasiva, permanente, veloce e a basso costo.

La disintermediazione è un processo (subdolo) in atto e, alla fine, la pubblicità avrà solo due attori: l’inserzionista e il proprietario del mezzo che offrirà strumenti (via web) per permettere al cliente di allocare la pubblicità direttamente sul mezzo.

Questo per due motivi:

1) i 3/4 anni di crisi p.v. che impongono drastici tagli, (e gli intermediari sono costi rilevanti nel campo pubblicitario);

2) i nuovi mezzi che modificano i comportamenti dei consumatori (vedi Tutto quello che fa male fa bene) e impongono al marketing tempi stretti di realizzazione dei messaggi e un continuo rapido adattamento degli stessi alle diverse piattaforme di distribuzione, alle svariate culture, tribù e nicchie.


Il ROI della pubblicità

venerdì 5 giugno 2009

Con la diffusione di tecniche manageriali, anche a sproposito, si è introdotto il concetto di Ritorno dell’Investimento (ROI) anche alla pubblicità, una cosa che contiene un errore fondamentale: credere che esista un rapporto diretto fra pubblicità e vendite, come se la gente, bombardata dagli spot, diventasse una massa pavloviana che, allo stimolo ripetuto, risponda meccanicamente con l’acquisto.

Tutto ciò significa ignorare che lo scopo della pubblicità è uno solo: rafforzare un marchio che però deve essere già incistato nella testa delle persone, perchè la pubblicità è uno strumento per mantenere posizioni e non serve, come qualcuno crede, a creare il brand che può fissarsi nella testa dei consumatori solo e se c’è stato un periodo, di solito non breve, per poter essere apprezzato ed essere preso in considerazione per le decisioni di acquisto.

Ed è dimostrato che non è la pubblicità che crea questo rapporto di fiducia, ma lo fa la promozione attraverso l’uso adeguato degli strumenti di PR.

Quindi, assodato che la pubblicità non serve a generare vendite direttamente, ma solo a tenere acceso l’interesse del consumatore verso il marchio, è chiaro che è una spesa necessaria, come un’assicurazione, il cui ritorno economico si verifica solo nel caso dell’evento negativo.

Chi ha un marchio affermato deve fare pubblicità, ma non ne deve calcolare il ROI, perchè non c’è alternativa: se non fa pubblicità il brand sparisce dalla testa dei consumatori.


Pubblicità su Internet: soldi buttati

mercoledì 20 maggio 2009

Le aziende riducono i budget pubblicitari e le centrali media sono più attente a dove allocare i budget.

Esclusa la TV, che è sempre la bomba atomica dell’advertsing (per chi se la può permettere), restano gli altri media classici che soffrono i maniera differente la crisi.

La radio non è molto toccata, anzi è un media in ascesa perchè non richiede coinvolgimento dell’ascoltatore, e il successo presso i manager di Radio24 lo sta a dimostrare.

Soffrono i giornali, ed è ovvio perchè ormai sono visti come reggicoda del potere finanziario di cui non hanno saputo nè voluto svelare per tempo le magagne.

Poi c’è la novità Internet che cresce perchè i pubblicitari, passato il momento della diffidenza, si sono buttati acriticamente sul mezzo, e l’allocazione di risorse pubblicitarie è in crescita.

Ma serve la pubblicità su Internet?

Non credo e la ragione è che il web è anche un mezzo che manda notizie con la partecipazione attiva dell’utente, in parole povere Internet non è la TV, un mezzo che si usa passivamente, Internet è uno strumento che coinvolge l’utente, ed è dimostrato che interrompere quello che qualcuno sta facendo (come cercare notizie sulla rete) è il miglior sistema per far odiare un marchio.

E neanche la pubblicità generata dai motori di ricerca funziona perchè il pubblico sospetta dei consigli per gli acquisti.

Insomma, lasciate perdere banner e pop-up e utilizzate i soldi per migliorare il vostro sito web per:

– dare informazioni sui prodotti e servizi

– fornire indicazioni su come e dove comprare

– ascoltare il consumatore e i suoi consigli per migliorare prodotti, servizi e customer care


Pizze e pubblicità

venerdì 9 gennaio 2009

Quelli di AdvertPizza hanno avuto un’idea geniale: utilizzare i cartoni per la pizza per veicolare la pubblicità!

Un vecchio medium, il contenitore di cartone destinato a finire nel cassonetto, da puro costo diventa un generatore di reddito.

Una bella lezione per quelli che credono che nella pubblicità, e non solo, non c’è più niente di origiginale da dire.


Il segreto della creatività

giovedì 23 ottobre 2008

Un giorno chiesero a Marco Mignani, uno dei più famosi pubblicitari italiani, qual’era il segreto della creatività.

Lui prese dal taschino della giacca un biglietto del tram e disse:

da usare due volte al giorno.


Il vero target del sex based advertising

martedì 23 settembre 2008
Sexing up wall scapes

Sexing up wall scapes

Questo genere di messaggio scatena leggende metropolitane, magari ben orchestrate da esperti di guerrilla marketing, e fa alzare il sopracciglio ai benpensanti e alle donne che, giustamente, si vedono, ancora una volta, usate come carne da marketing per attrare quel bavoso del consumatore maschio sessuomane.

Ma chi è il vero target di questo tipo di pubblicità?

Forse un po’ di Freud spiega tutto.

Rileggiamo I persuasori occulti di Vance Packard, libro molto citato e pochissimo letto, là dove si spiega che le auto sportive sono prodotte e messe in vetrina solo per attrarre il maschio, quello che associa l’auto che sa di vernice, di donne e di velocità , con l’avventura, la bionda alla Grace Kelly con foulard svolazzante e Costa Azzurra in background.

Poi, spiega l’autore, al momento dell’acquisto, arriva la moglie, lo fa scendere dalla nuvoletta e gli fa comprare una berlina, una SW o, peggio ancora un VAN, cosa che può essere la misura di quanto un uomo sia affidabile come marito, con all’estremo dell’inaffidabilità quello in spider e marito/mammo quello che compra il VAN o, meglio, il pulmino 7 posti, segno che è disposto ad ospitare anche i suoceri.

Effettivamente la pubblicità nella foto è indirizzata, in prima battura, a quei fresconi degli uomini, ancora attratti dal caldo seno materno, ricordo della più bella stagione della vita, quando il bambino onnipotente basta che faccia uno nguè, nguè e viene subito tacitato con una dolce rotonda calda zizza in bocca.

Ma il vero target sono le mogli/madri che, in cambio di un po’ di fast-sex al sabato sera, ottengono che il loro bravo bambino/marito le porti in crociera (magari facendo debiti o intrallazzi), dove loro, le bambine/barbie, potranno cambiarsi d’abito e sfilare per soddisfare il loro esibizionismo.

E’ un triangolo nevrotico costituito da:

– una moglie/madre,

– un marito/bambino,

– un pubblicitario/psicanalista (e furbo di tre cotte).

E funziona…con la massa amorfa!

E forse anche con chi lancia un occhio critico e perplesso!