Principio basilare del marketing

venerdì 3 luglio 2009

L’idea che, attraverso la persuasione più o meno occulta, si possa costringere qualcuno a comprare per forza è clamorosamente smentita da questa immagine, una tipica diffusa situazione dove il pubblico adatta il mondo a se, anche se lo sforzo di adattarsi al disegno preordinato sarebbe stato minimo.

La gente preferisce calpestare il prato per fare il percorso più breve.

La gente preferisce calpestare il prato per fare il percorso più breve.


Il ROI della pubblicità

venerdì 5 giugno 2009

Con la diffusione di tecniche manageriali, anche a sproposito, si è introdotto il concetto di Ritorno dell’Investimento (ROI) anche alla pubblicità, una cosa che contiene un errore fondamentale: credere che esista un rapporto diretto fra pubblicità e vendite, come se la gente, bombardata dagli spot, diventasse una massa pavloviana che, allo stimolo ripetuto, risponda meccanicamente con l’acquisto.

Tutto ciò significa ignorare che lo scopo della pubblicità è uno solo: rafforzare un marchio che però deve essere già incistato nella testa delle persone, perchè la pubblicità è uno strumento per mantenere posizioni e non serve, come qualcuno crede, a creare il brand che può fissarsi nella testa dei consumatori solo e se c’è stato un periodo, di solito non breve, per poter essere apprezzato ed essere preso in considerazione per le decisioni di acquisto.

Ed è dimostrato che non è la pubblicità che crea questo rapporto di fiducia, ma lo fa la promozione attraverso l’uso adeguato degli strumenti di PR.

Quindi, assodato che la pubblicità non serve a generare vendite direttamente, ma solo a tenere acceso l’interesse del consumatore verso il marchio, è chiaro che è una spesa necessaria, come un’assicurazione, il cui ritorno economico si verifica solo nel caso dell’evento negativo.

Chi ha un marchio affermato deve fare pubblicità, ma non ne deve calcolare il ROI, perchè non c’è alternativa: se non fa pubblicità il brand sparisce dalla testa dei consumatori.


Perché bisogna avere un corporate blog

martedì 16 settembre 2008

Qualche anno fa, quando nacque la Internet, i manager si chiedevano perché dovevano avere l’e-mail. Oggi tutti hanno l’e-mail, anche se poi le legge la segretaria per il manager imbranato.

Poi ci si è chiesto se serve un sito web e, man mano che i clienti andavano online, tutti hanno voluto un sito web, anche se poi lo si usa male e non lo si aggiorna pe niente.

Oggi, nel mondo Web 2.0, dei wiki e dei blog, la domanda attuale è se la nostra azienda deve avere un blog aziendale o, come si usa dire, un corporate blog.

La risposta, più di prima, è sì! Perché un blog aziendale impatta su tutta la struttura, sia all’esterno sia all’interno di essa, su tutti i dipartimenti, tutte le funzioni, tutti gli stakeholders.

Un blog aziendale non è un altro e diverso tipo di canale di comunicazione, ma è una cosa che impatta su ogni aspetto del business e può far crescere il valore del brand molto più di una campagna pubblicitaria.

Il blog, siccome fa il ping ai motori di ricerca per chiedere di essere indicizzati, quando s’immette qualcosa di nuovo, fa crescere il google rank del nostro marchio.

Se la vostra gente migliore, quella più creativa e innovativa, scrive su un blog, finisce per attrarre altri come loro e portare nuove risorse umane che migliorano la vostra azienda.

Un blog aziendale permette di avere in funzione un sistema di ricerche di mercato continuo perché ci sono centinaia di persone che hanno opinioni sui vostri prodotti e questa è ricerca marketing gratuita; ovviamente non bisogna avere paura di quello che si dice di voi sul blog, perché allora vuol dire che avete un problema, invece bisogna ascoltare, discutere ed estrarre lezioni da quello che i vostri stakeholders dicono sul blog della vostra azienda e dei vostri prodotti.

Inoltre, la partecipazione di tante intelligenze, stimola l’innovazione da parte degli stakeholders che diventano così il vostro dipartimento innovazione, dove sono proposti nuovi prodotti, utilizzi diversi e non ipotizzati di prodotti esistenti, correzioni alle vostre pratiche commerciali, miglioramenti alla vostra customer care e apertura di nuovi mercati per le vostre idee.

Un blog serve a creare una comunità che condivide interessi, linguaggi, storie; influenza il business, fa uscire dall’opacità, porta alla trasparenza e crea un canale diretto fra voi e la gente.

Ovviamente, un blog aziendale va gestito, senza perderne mai il controllo, però senza mai censurare, ma partecipando attivamente alle discussioni, correggendo l’utenza, se propala informazioni errate, e accogliendo ogni cosa che è sottoposta e suggerita dagli stakeholders.

Il blog è un canale bidirezionale che permette a voi di dare e di ricevere preziose informazioni.

Con un blog l’azienda si apre al mondo, mostrando così di non avere niente da nascondere, ma soprattutto è il mondo che mostra all’azienda cosa vuole, quali attese ha, come vuole essere curato.

Direbbe Mao: avete modo di ascoltare il popolo per servire il popolo!


Educhiamole da piccole

giovedì 4 settembre 2008

Uno dei siti di gioco online più amato dalle bambine è Stardoll, un sito dove si vestono bambole virtuali che con i suoi 20 milioni di utenti sta diventando un ottimo posto per il product placement.

Donna Karan New York (DKNY) , una delle griffe della moda americane più importanti, e Sephora , catena di negozi di cosmetica, sono presenti sul sito di Stardoll e il loro l’obiettivo è chiaro e duplice.

Il primo è catturare l’attenzione delle future clienti sul loro brand.

L’altro è che, fra questi milioni di ragazzine, ci sono anche le loro mamme!

Comunque, è il segno che il web è un posto da tenere d’occhio e dove essere presenti con il proprio brand.

ORA!


Co-branding The Sims

domenica 3 agosto 2008

La TV generalista perde milioni di spettatori, sopratutto giovani che, secondo le indagini, si sono spostati su altre piattaforme, dove la gente del marketing e della comunicazione li deve inseguire e agganciare.

Una di queste belle pensate è il co-branding di IKEA con uno dei giochi più amati, sopratutto dalle ragazze,  The Sims.

Per 14,90 € si compra un componente aggiuntivo che permette di arredare la casa dei propri Sims con i  mobili dell’industria svedese.

Io lo trovo un product placement molto indovinato.