Il futuro dei media

mercoledì 7 dicembre 2011

Quale sarà il futuro dei media?

Quelli di Business Insider se ne sono fatti un’idea (che potete vedere in questa presentazione)

e che si può riassumere in questi punti fondamentali:

  • la maggior parte dei media e della pubblicità sarà digitale
  • le dumb pipes saranno ancora un grande affare
  • tutto sarà social e mobile
  • La TV potrebbe avere grandi problemi
  • Il contenuto + la distribuzione è l’affare

A Ravello piace ePart.::comunitàzione::.

martedì 5 luglio 2011

A Ravello piace ePart.::comunitàzione::..


Scrivere per il web: la piramide inversa

sabato 17 gennaio 2009

Il web non è per verbosi e parolai perchè chi visita un sito ci rimane per non più di 90 secondi e, se il messaggio è troppo lungo, state sicuri che non leggerà il resto.

Regola numero 1: piramide inversa, cioè prima le cose importanti, poi gli approfondimenti.

Insomma, titolo, sottotitolo e prime battute devono già dire abbastanza.

Come fare?

1) Scrivere quello che si vuole dire.

2) Rileggere e dimezzarlo.

3) Leggere di nuovo e dimezzarlo ancora

4) Scrivere, tagliarlo a metà due volte

5) Scrivere, tagliare, due volte


Video e WEB

mercoledì 14 gennaio 2009

Sul blog di Massimo Mantellini si parla del sito del governo spagnolo dedicato alla crisi.

Un ottimo esempio di come deve comunicare un governo e come deve essere fatto un video per il web.

Un video di 3,52 minuti corto, asciutto, comprensivo, in altre parole: efficace.


Le bugie dei banchieri

sabato 11 ottobre 2008
Bradipo

Bradipo

La crisi finanziaria sta mostrando come i capintesta delle banche siano ormai così avulsi dalla realtà da non aver preparato nemmeno uno straccio di piano di comunicazione per affrontare la stampa in caso di crisi. Semplicemente non avevano mai creduto he potesse arrivare un tale uragano.

Una sottovalutazione di una legge che, magari non viene spiegata nei corsi MBA, ma che agisce sempre prima o poi, la famosa legge di Murphy che dice tutto quello che può andare male prima o poi lo farà cui aggiungo se uno non si è preparato per tempo

Abbiamo visto di tutto e di più, ma nessuna professionalità.

Mentre le navi affondavano c’erano solo smentite, tentennamenti, mezze verità, mezze bugie e la crisi, ovviamente, si è avviluppata su stessa come un boa constrictor.

Fa meraviglia vedere gli AD con il loro bel CV, l’MBA giusto e l’inglese corretto, quello che non fa sbellicare di risa le viperette bionde dei giornali finanziari anglo-americani, annaspare, come bradipi caduti nel Rio delle Amazzoni dal comodo lussureggiante ramo, mentre cercano di dire qualcosa che non peggiori le cose e che non faccia scappare in massa investitori e depositanti.

Ed è veramente grave che le banche non abbiamo mostrato alcuna capacità di gestire la comunicazione. Perchè la banca riceve credito dai suoi depositanti, e non il contrario, e il credito si fa perchè si ricevono notizie vere, non verosimili, non artefatte e, massimamente, mai bugie.

Dice la Buona Fatina a Pinocchio: ci sono le bugie con le gambe corte e quelle con il naso lungo.

I banchieri sono riusciti in un sol colpo a dirne di tutte e due i tipi.


Perché bisogna avere un corporate blog

martedì 16 settembre 2008

Qualche anno fa, quando nacque la Internet, i manager si chiedevano perché dovevano avere l’e-mail. Oggi tutti hanno l’e-mail, anche se poi le legge la segretaria per il manager imbranato.

Poi ci si è chiesto se serve un sito web e, man mano che i clienti andavano online, tutti hanno voluto un sito web, anche se poi lo si usa male e non lo si aggiorna pe niente.

Oggi, nel mondo Web 2.0, dei wiki e dei blog, la domanda attuale è se la nostra azienda deve avere un blog aziendale o, come si usa dire, un corporate blog.

La risposta, più di prima, è sì! Perché un blog aziendale impatta su tutta la struttura, sia all’esterno sia all’interno di essa, su tutti i dipartimenti, tutte le funzioni, tutti gli stakeholders.

Un blog aziendale non è un altro e diverso tipo di canale di comunicazione, ma è una cosa che impatta su ogni aspetto del business e può far crescere il valore del brand molto più di una campagna pubblicitaria.

Il blog, siccome fa il ping ai motori di ricerca per chiedere di essere indicizzati, quando s’immette qualcosa di nuovo, fa crescere il google rank del nostro marchio.

Se la vostra gente migliore, quella più creativa e innovativa, scrive su un blog, finisce per attrarre altri come loro e portare nuove risorse umane che migliorano la vostra azienda.

Un blog aziendale permette di avere in funzione un sistema di ricerche di mercato continuo perché ci sono centinaia di persone che hanno opinioni sui vostri prodotti e questa è ricerca marketing gratuita; ovviamente non bisogna avere paura di quello che si dice di voi sul blog, perché allora vuol dire che avete un problema, invece bisogna ascoltare, discutere ed estrarre lezioni da quello che i vostri stakeholders dicono sul blog della vostra azienda e dei vostri prodotti.

Inoltre, la partecipazione di tante intelligenze, stimola l’innovazione da parte degli stakeholders che diventano così il vostro dipartimento innovazione, dove sono proposti nuovi prodotti, utilizzi diversi e non ipotizzati di prodotti esistenti, correzioni alle vostre pratiche commerciali, miglioramenti alla vostra customer care e apertura di nuovi mercati per le vostre idee.

Un blog serve a creare una comunità che condivide interessi, linguaggi, storie; influenza il business, fa uscire dall’opacità, porta alla trasparenza e crea un canale diretto fra voi e la gente.

Ovviamente, un blog aziendale va gestito, senza perderne mai il controllo, però senza mai censurare, ma partecipando attivamente alle discussioni, correggendo l’utenza, se propala informazioni errate, e accogliendo ogni cosa che è sottoposta e suggerita dagli stakeholders.

Il blog è un canale bidirezionale che permette a voi di dare e di ricevere preziose informazioni.

Con un blog l’azienda si apre al mondo, mostrando così di non avere niente da nascondere, ma soprattutto è il mondo che mostra all’azienda cosa vuole, quali attese ha, come vuole essere curato.

Direbbe Mao: avete modo di ascoltare il popolo per servire il popolo!


Una presentazione che non fa acqua!

mercoledì 10 settembre 2008