Centri media alla canna del gas

Nel 1953 uscì The Space Merchant di Frederick Pohl, un romanzo di SciFi che narra di un futuro dove i padroni del mondo sono le società di advertising, quelle che oggi si chiamano centri media; nel romanzo si combattono senza esclusione di colpi, temi anticipati anche da William Gibson e che vediamo oggi (abbastanza) realizzati nelle guerre feroci fra i maggiori gruppi editoriali e dei media.

Nel 53 Internet non c’era e non si poteva immaginare che gli intermediari, quali sono centri media ed agenzie, fossero destinati a sparire come effetto (economico) della disponibilità planetaria di una connessione pervasiva, permanente, veloce e a basso costo.

La disintermediazione è un processo (subdolo) in atto e, alla fine, la pubblicità avrà solo due attori: l’inserzionista e il proprietario del mezzo che offrirà strumenti (via web) per permettere al cliente di allocare la pubblicità direttamente sul mezzo.

Questo per due motivi:

1) i 3/4 anni di crisi p.v. che impongono drastici tagli, (e gli intermediari sono costi rilevanti nel campo pubblicitario);

2) i nuovi mezzi che modificano i comportamenti dei consumatori (vedi Tutto quello che fa male fa bene) e impongono al marketing tempi stretti di realizzazione dei messaggi e un continuo rapido adattamento degli stessi alle diverse piattaforme di distribuzione, alle svariate culture, tribù e nicchie.

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