Un piccolo decalogo per gestire le crisi dove l’ultima riga è la più importante di tutte.
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Creare un piano di crisi, prima che ci sia una crisi. In pratica bisogna preparare un documento che elenchi tutti gli scenari peggiori, come si dovranno affrontare e la lista di chi fa che cosa.
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Sottoporre il personale a corsi di media training.
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Decidere chi nell’organizzazione è responsabile di parlare con i media. Deve essere una persona credibile, affidabile e con molto tatto. È vitale.
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Essere onesti è sempre la migliore strategia. Le bugie, prima o poi, si scoprono e si ritorcono contro.
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Se non siete preparati, ammettete gli errori e il pubblico sarà più disponibile a perdonare.
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Implementare un piano di recupero che comprenda il personale, i clienti e gli stakeholders per consentire al business di tornare al massimo dell’efficienza al più presto possibile.
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Mantenere buone relazioni con i giornalisti durante tutta la crisi ed anche oltre, sopratutto se queste relazioni in passato non erano state molto curate. Bisogna avere i media dalla nostra parte.
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Sfuggire i media e i No comment sono il peggiore errore. Se c’è un vuoto d’informazione, i giornalisti lo riempiranno con speculazioni e pettegolezzi, rincarando la pubblicità negativa.
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Non dimenticare che i media si stancano presto e vi lasceranno in pace ma che i clienti non dimenticano e bisogna perciò anche concentrarsi su di loro per minimizzare l’immagine negativa.
- Far interiorizzare alla direzione generale la gravità del problema della comunicazione in tempo di crisi, ottenere il budget per la preparazione, l’addestramento e la gestione, oltre, e sopratutto, la loro ferma decisione che i piani siano scrupolosamente fatti rispettare da tutti, AD e DG compresi.
Pubblicato da comunicam
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